IL PERICOLO DIETRO IL BICCHIERE

 

Sempre alte le cifre che riguardano l’alcoolismo in Italia. Ma quel che preoccupa è l’aumento  delle donne che finiscono nel tunnel:  soprattutto casalinghe e donne di mezza età...

 

 L’uso eccessivo di alcol continua ad essere un grave problema di salute pubblica, dopo quello del fumo, dal momento che un recente rapporto scientifico  indica l’etanolo come il responsabile del 3,8% di tutte le morti in Europa e del tutte le morti e del 4,6 % degli anni di vita persi a causa di disabilità (Disability-Adjusted Life Years, Dalys). Stando a quanto riporta l’Osservatorio Nazionale Alcol, L’Unione europea è la Regione con il consumo alcolico più alto al mondo, con 11 litri di alcol puro per adulto consumati ogni anno. In Italia il consumo si è ridotto a 6,1 litri l’anno (anno 2010). Nonostante ciò l’impatto sulla mortalità continua ad essere elevato, se si calcola che sono ben 17000 le morti per tumori e incidenti stradali correlabili all’alcol.

Accanto alle classiche modalità di consumo, aumenta il binge drinking, un modo di intossicarsi sporadico e pericoloso (dai 6 bicchieri di bevande alcoliche in su) che è molto diffuso tra i giovani, in discoteca e in altre situazioni di aggregazione sociale. Questi abusi sono tra le prime cause di mortalità prematura prima dei 24 anni di età.  

E’ in crescita anche il tasso di persone con dipendenza da acol che fanno ricorso ai servizi pubblici per curarsi, anche se sono ancora troppo pochi rispetto a quanti avrebbero bisogno di sostegno (circa 1 milione di persone, nel nostro paese).

 I dati presentati dall’Osservatorio permanente sui giovani e l’alcol  costituiscono motivo di speranza e, allo stesso tempo, di preoccupazione. Motivo di speranza perché gli italiani che bevono  troppo sono  complessivamente diminuiti, così come è diminuito il consumo globale di alcolici.  Motivo di preoccupazione perché aumentano sia i giovani che  le donne dedite all’alcol.

  Non si tratta solo di consumatrici occasionali, ma anche di persone che hanno fatto ricorso all’alcol in modo  esagerato, tanto da dichiarare poi di essersi sentite “in colpa”.

 Naturalmente occorre sottolineare che questi dati sono  approssimati per difetto. Non è facile ottenere  una sincera collaborazione con chi propone il sondaggio statistico, in quanto sono coinvolti comportamenti e decisioni giudicati “devianti” dalla società, per cui è facile che gli intervistati tendano a minimizzare  o sottacere il problema.

 La tipologia di donna che si dedica al bere è stata delineata abbastanza bene. Si tratterebbe  frequentemente di casalinghe con età compresa tra i 40 e i 55 anni, deluse  dall’andamento della propria vita, soprattutto quando i figli sono già andati via e la routine quotidiana impera senza speranza.  Esse sono costrette a fare i conti con l’età e i segni estetici che essa comporta: le rughe, il sovrappeso, la perdita del fascino che  le metteva al centro dell’attenzione  da ventenni. Magari un rapporto coniugale non del tutto soddisfacente e poca capacità di gestire il quotidiano in modo fantasioso. Diventa così facile il ricorso alla bottiglia e a quel bicchiere di troppo che “aiuta” a sentirsi meno sole, a cancellare con un colpo di spugna tutti questi problemi, soprattutto quando sono sole, quando il marito è al lavoro e i figli non sono ancora rientrati.  Ma bevono anche  i giovani e  le giovani ventenni, le donne in carriera e tutte quelle personalità fragili che rischiano di essere travolte dalle battaglie della vita senza essere riuscite a scoprire dentro di sé delle risorse adeguate.

Così Roma e Milano diventano come Los Angeles e Washington, dove le donne stanno “rubando” il primo posto agli uomini quanto ad abuso di alcolici.  Il Nationa Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism ha aperto un sito su Internet che viene consultato ogni girono da circa 25.000 persone, di cui il 70% è di sesso femminile. Nei gruppi per gli alcolisti anonimi che si tengono nelle parrocchie americane, il 45% dei partecipanti è di sesso femminile.

 Tra le vittime illustri della storia recente ricordiamo Betty Ford, la “first lady”  di Gerard Ford, presidente degli Stati Uniti dal 1974 al 1976, che solo di recente è uscita dall’alcolismo e che ha fondato un centro per la cura delle persone intossicate dall’alcol. Liz Taylor ha fatto ricorso ben due volte alle cure di centri specializzati per la disintossicazione degli alcolisti e  Kathleen Turner, nomination per l’Oscar del 1982,  e si è curata  presso il centro medico di Betty Ford.

 Il presidente Clinton  aveva  dichiarato guerra  alle case produttrici di superalcolici.  E lo stesso Bush aveva avuto in passato difficoltà con l’alcol. Gli USA sono uno tra i paesi più duri contro il commercio di alcolici, la cui vendita è permessa sono alle persone di età superiore ai 21 anni. Peccato che, poi, i ragazzi siano liberi di sposarsi e di guidare all’età di 17 anni e, quel che più  ripugna,  dall’età di 14  siano liberi di comprare e detenere delle armi da fuoco.

 Si sa che l’alcol può facilitare l’insorgenza di alcuni tumori, aumentando il rischio relativo dei consumatori, rispetto a chi non ne fa uso. Per esempio il rischio dei tumori del cavo orale è aumentato di una percentuale che varia dal 3 al 12,3% (Bruzzi e coll, 1983; Merletti 1989; La Vecchia, 1989). Per l’esofago l’aumento di rischio è del 10,4% (De Carli, 1987), dell’ipofaringe  del 11,4% (Tunys, 1988).