"CRESCINSIEME", Christian Life Skills

un progetto per famiglie     

 

Il bisogno  

 Molte famiglie riferiscono gravi difficoltà nel gestire l'educazione dei figli, partendo dal fatto che spesso si è messi davanti al compito di essere genitori senza aver prima frequentato una "scuola" adatta. Il progetto CRESCINSIEME dell'Associazione Aurora nasce da una idea del Dr. Biagio Tinghino che è stato sviluppata poi, proprio alla luce di questo bisogno, in collaborazione con la Dott.ssa Valeria Degiovanni, psicologa e psicoterapeuta. Il nucleo di persone che ha partecipato all'esperienza pilota, che si è conclusa nell'ottobre del 2013, è stata costituita da un gruppo di genitori credenti che si incontrano abitualmente, in quanto facenti parte dello stesso gruppo associativo di fede evangelica, e che hanno deciso di intraprendere un percorso che li aiutasse nel percorso educativo dei figli.

   La realtà dell’essere gruppo è importante, in quanto si colloca tra la dimensione familiare (quindi un ambito ristretto) e la dimensione sociale (ambito molto ampio). Si tratta di un ambito fondamentale per il loro sistema di credenze e sistemi di valori, che costituisce un riferimento temporale (almeno settimanalmente, il sabato) di condivisione sia dei genitori/adulti che dei rispettivi figli.

   Il gruppo, quindi, sentiva la necessità di un progetto comune, da svolgere come ponte verso la dimensione familiare – da una parte – e la dimensione sociale allargata. Dimensione fondamentale di questo bisogno è l’aiutarsi reciprocamente e l’essere aiutati nella gestione dell’educazione dei figli. Un’altra parte, altrettanto importante, è stata  capire in che modo l’identità valoriale nella quale si riconoscono potesse essere una risorsa per i figli e anche per la società.

  

                                                                                                                                                   

Il gruppo genitori

Il nucleo iniziale è stato costituito da 4 coppie di genitori, con figli di età variabile tra 6 mesi/1 anno a 10 anni.  Il gruppo si è poi aperto ad altre coppie di genitori, indipendentemente dalla confessione religiosa, che comunque avevano una condivisione dei valori di base.

 

 

Il modello di riferimento

   Il modello teorico di riferimento è quello delle life skills (abilità di vita). All’interno di tale modello sono previste diverse competenze, come necessarie per una vita serena ed efficace. Il  termine di life skills ("LS") viene generalmente riferito ad una gamma di abilità cognitive, emotive e relazionali di base, che consentono alle persone di operare con competenza sia sul piano individuale che su quello sociale.  (P. Braibandi)

   L’acquisizione di competenze sociali e di comunicazione è solo una parte di queste abilità, che invece includono anche elementi più basilari (adatti per bambini molto piccoli o persone con handicap) o più complessi. Sebbene non sia facile definire, in termini assoluti, quali siano le skills essenziali, diverse esperienze e programmi sono stati studiati e sottoposti a prove di valutazione di efficacia, per diversi decenni. Gli studiosi sono giunti alla conclusione, abbastanza concorde, di sottolineare alcune competenze di base come elementi indispensabili per una vita sana e felice. 

 Tra tutti questi ambiti, che costituiscono il presupposto di una vita serena e autonoma, l’oggetto di questo lavoro specifico si è orientato alle abilità sociali di base, ossia quelle di comunicazione e di relazione. Stando ai report degli autori consultati, è naturale per i bambini apprendere queste abilità attraverso la vita quotidiana, senza la necessità di interventi specifici. Secondo le ricerche di Botvin, Zabin e Olweus , quei  bambini, però, che risultano carenti di questi strumenti,  dovrebbero essere aiutati, perché  facilmente sviluppano comportamenti problematici, difficoltà a scuola, disagio a gestire le proprie emozioni, scarsa accettazione nel gruppo dei coetanei o dei pari (per es. compagni di classe). Questi ragazzi sono a maggior rischio di subire atteggiamenti di bullismo, sviluppare una scadente immagine di sé o percezione di ciò che le persone pensano di loro. Tutto ciò può, alla fine produrre lo sviluppo di comportamenti antisociali e contrari alla legge.

  Per i bambini il progetto ha ritenuto opportuno intervenire lavorando specificamente sulle seguenti skills, indicate dagli esperti, come essenziali:

  1. Intraprendere e coltivare rapporti di amicizia
  2. Capire e saper esprimere emozioni (di se stessi e degli altri)
  3. Aumentare la capacità di attenzione e ascolto
  4. Accettare responsabilità
  5. Sviluppare una comunicazione assertiva e una adeguata percezione di se stessi
  6. Imparare efficaci strategie di problem-solving
  7. Lavorare in modo cooperativo
  8. Gestire la derisione, il vittimismo e il bullismo

 

Gli obiettivi

    L’obiettivo principale del social skills training è di rendere i partecipanti capaci di essere pro-attivi nello sviluppare, mantenere e migliorare una adeguata interazione sociale. Con ciò si intende l’essere efficaci nello sviluppare relazioni interpersonali, abitudini di lavoro adeguate, capacità di risolvere i conflitti. Fanno parte degli obiettivi il miglioramento dell’autostima, lo sviluppo di un senso di auto-efficacia nelle relazioni quotidiane e la capacità di lavorare in modo cooperativo, accettando e facendosi accettare nel gruppo dei pari.  In poche parole,  le social skills tendono a fornire ciascun individuo di maggior controllo ed autonomia,  sviluppare le relazioni come elemento vitale della vita di comunità.

   

Questi presupposti, naturalmente, aiutano a ridurre l’ansia e a migliorare l’auto-controllo attraverso l’apprendimento di strategie di risoluzione dei problemi (problem solving).  Attraverso l’apprendimento si persegue il fine di attivare nell’individuo un percorso virtuoso che lo porterà ad essere un adulto capace di auto-monitorarsi, essere consapevole e potenziare progressivamente le proprie capacità.

 

 

Il progetto

Il  progetto  è strutturato in un lavoro, dalle tappe ben definite, sulle abilità  di comunicazione e sulle abilità sociali dei bambini  e dei genitori, come parte di un percorso sulle abilità di vita (life skills). La formazione e la supervisione è affidata ad un professionista esterno (psicologo), con cui è stata condivisa la formulazione del programma.

L’intervento è articolato su due linee parallele:

  1. Formazione, monitoraggio e sostegno ai genitori
  2. Attività e laboratori per i bambini

Il modello prevede un training che usa un approccio cognitivo-comportamentale.

La parte iniziale è costituita da una formazione breve dei genitori, che vengono messi in condizione di comprendere il progetto, discutere e condividere gli strumenti e infine collaborare alla conduzione delle attività e dei laboratori di fare insieme ai bambini.

Lo svolgimento del percorso è organizzato in fasi, ciascuna delle quali corrisponde ad una abilità di base. Ogni fase consta di uno step di preparazione, uno di attuazione e uno di supervisione finale con un professionista.

 

Gli strumenti prevedono sessioni in piccoli gruppi che si riuniscono con un professionista, giochi, attività di gruppo, role playng, introduzione di modelli di comportamento funzionali, feddback diretti a correggere o ri-orientare i comportamenti disfunzionali.

Come esempio si può portare lo step di lavoro su   “capire e saper esprimere le emozioni”.  In questo caso  l’articolazione degli interventi è costituito da un lavoro di circa 5 settimane, nelle seguenti fasi:

A) Preparazione: 1 sessione del gruppo genitori che   apprende i contenuti di base del lavoro che dovrà  compiere, gli strumenti/giochi o attività che dovrà  attuare con i bambini.

B) Lavoro a casa: 2-3 sessioni di attività e giochi con i bambini sull'abilità (skill) prescelta (a casa, con le rispettive famiglie).

C) Un laboratorio: le famiglie si incontrano, coi bambini, per giocare e sviluppare le attività su cui si è lavorato a casa. Un supervisore assiste per formulare spunti e riflessioni che saranno poi riportati al gruppo si soli genitori.

D) Un gruppo genitori: è il momento in cui i genitori si  confrontano tra di loro e con lo psicoterapeuta  rispetto a ciò che è successo, al funzionamento dei figli sia a casa che durante il laboratorio, alle difficoltà e alle correzioni da attuare nel lavoro con i bambini. Nella  stessa sessione si presenta il tema della fase successiva.                                                                                           

Il progetto, iniziato nel febbraio 2013 con una fase "esterna" (una giornata trascorsa a Camerata Cornello, BS), si è svolto per lo più a Terno D'Isola (BG) presso i locali offerti dall'Amministrazione Comunale, e si è concluso con un weekend residenziale a Manerba sul Garda (BS) nell'ottobre 2013.