SE LA VITA VA IN FUMO

 

 

                                                                                Molte volte la vita va in fumo, e avviene a causa di una scelta, come quella che spesso viene definita un po' banalmente una "cattiva abitudine" o un “vizio”.  Ma  se fossimo davanti ad una semplice abitudine, riusciremmo a cambiarla facilmente, ed etichettandolo  come  un “vizio” stiamo solo pronunciando un giudizio morale.  In realtà si tratta di una DIPENDENZA,
 con tutte le difficoltà e le caratteristiche di una situazione simile, che ha dei presupposti TOSSICOLOGICI (l’effetto della nicotina sul cervello) e dei presupposti  PSICOLOGICI (tra cui il significato  dell’autogratificazione da tabacco).  Sebbene sia sottovalutata come dipendenza, dobbiamo  ricordare che l’uso di tabacco è responsabile di circa 70-80.000 morti l’anno in Italia e che  provoca più decessi di alcol, AIDS, droga e incidenti stradali messi assieme.

 

 

Come si definisce una dipendenza

(classificazione IC-10)

  • Forte desiderio e senso di compulsione ad assumere la sostanza
  • Incapacità di controllare il comportamento di assunzione della sostanza
  • Sindrome di astinenza
  • Polarizzazione sull’uso della sostanza
  • Persistenza nell’uso della sostanza nonostante una chiara evidenza di conseguenze dannose

 

Cosa si guadagna a smettere 

Dopo 20 minuti  dall’ultima sigaretta… La frequenza del polso comincia a scendere, la pressione si riduce, la temperatura degli arti aumenta

Dopo 8 ore…il livello di monossido di carbonio si avvicina alla normalità, il livello di ossigeno torna normale

Dopo 24 ore comincia a ridursi il rischio di attacco cardiaco

Dopo 48 ore…cominciano a migliorare gusto e olfatto

Dopo 72 ore…si riduce il broncospasmo e aumenta la capacità polmonare

Da 2 settimane a 3 mesi…La funzionalità dei polmoni può  recuperare anche il 30%, migliora la circolazione

Dopo 5 anni…le probabilità ci cancro al polmone si riducono del 50% per chi fumava 20 sigarette al giorno

Dopo 10 anni… le probabilità di morte per cancro al polmone e di malattie cardiache correlate al fumo diventano uguali a quelle dei non fumatori

 

Per saperne di più

I dati epidemiologici

Fumare fa male, tutti lo sanno. Non si inizia a fumare in rapporto ad una esigenza corporea, ma si può smettere  davanti ad una grave malattia. Noi  riteniamo però che la paura non abbia mai prodotto grandi conversioni, tranne che in rari casi e spesso quando era troppo tardi. Dunque parleremo dei rischi connessi all’uso del tabacco senza ricorrere ad inutili esagerazioni e senza agitare spauracchi inventati  L’informazione è necessaria perchè possa maturare pian piano la decisione di smettere, anche se non basta a dare risultati duraturi. Essa è una premessa necessaria, ma non sufficiente. Il fumatore, dunque, affronti la lettura  di questo capitolo perchè prima o poi deve sapere alcune cose, in modo obiettivo e sereno,  ma   il metodo per smettere di fumare non consiste nel ricordargli ogni giorno che può morire di questa o di quest’altra malattia. 

  

Sai cosa fumi? 

La sigaretta non contiene solo nicotina, ma circa 3900 sostanze di cui molte volatili e quindi inalabili col fumo che si sprigiona dalla combustione della carta e del tabacco. Alcune di queste sono radioattive, altre  chiaramente cancerogene (benzopirene e altri idrocarburi aromatici), altre ancora tossiche per le cellule dell’organismo ( basti pensare al monossido di carbonio). Abbiamo racchiuso in una tabella le più importanti tra queste.(Tab. 1)

 

Sostanze chimiche  individuate nel fumo di tabacco e aventi una relazione eziologica con il cancro nell’uomo.

Ammino-4-bifenile

Arsenico

Cloruro di vinile

Benzene

 

Sostanze chimiche individuate nel fumo di tabacco che possono avere un effetto cancerogeno sull’uomo.

Benzopirene

Cadmio

Dibenzoantracene

Formaldeide

N-Nitrosodietilammina

N-nitrosodimetilamina

 

 

Sostanze chimiche individuate nel fumo di tabacco a proposito delle quali non vi sono o vi sono pochi dati circa la loro eventuale cancerogenicità per l’uomo ma per le quali esistono prove sufficienti di cancerogenicità per gli animali da laboratorio

 Acetaldeide

Benzo(b)fluorantene

benzo(j)fluorantene

Benzo(k)fluorantene

paracresolo

DDT

Dibenzo(a,h) acridina

Dibenzo(a,j)acridina

7 H-dibenzo(c,g)carbazolo

Dibenzo(a,e)pirene

Dibenzo(a,f)pirene

Dibenzo(a,i)pirene

Idrazina

Indeno(1,2,3-cd)pirene

Metil-5 crisene

Nitro-2 propano

N-nitrosodi-n-butilammina

4-(N-nitrosometilammino)-1-(3-piridil)-1-butanone

N-nitrosodi-n-propilammina

N-nitrosometiletilamina

N’-nitrosonornicotina

N-nitrosopiperidina

ortho-toluidina

Piombo (inorganico)

Uretano

 

 

Tabacco  non bruciato

 Molte multinazionali delle sigarette si sono rese conto che la vendita del loro prodotto era in calo, per cui stanno  cominciando a puntare  sull’uso di tabacco da masticare o da fiuto.  Il tabacco può essere infatti masticato, tenuto in bocca, lasciando assorbire i principi attivi fra la parte interna del labbro e le gengive. Se è opportunamente tritato e polverizzato, il tabacco può essere posto in contatto con la mucosa nasale (fiutato). Molti usano il tabacco da fiuto per masticarlo.  Nel 1978 nella sola Svezia  c’erano 700-800.000 consumatori di tabacco da fiuto, quasi tutti uomini, cioè il 17% della popolazione. 

               Nelle scuole svedesi - scrive Il Bollettino per le farmacodipendenze del Ministero della Sanità italiano -  l’11-15% dei ragazzi fra i 13 ed i 16 anni fiutava regolarmente tabacco. Anche in Danimarca è diffuso il consumo di tabacco da fiuto per via orale. In tutto il mondo, le stime circa il numero di consumatori di tabacco non fumato variano fra il 7 ed i 22 milioni di persone. (Bollettino per le farmacodipendenze e l’alcolismo, Ministero della Sanità italiano, settembre-ottobre 1990)

 Sono comparse di recente in commercio delle miscele di tabacco  trinciato, confezionato in bustine, simili al tè,  che vengono pubblicizzate  in modo piuttosto suggestivo, offrendo una alternativa al consumatore che si trova in luoghi ove è vietato fumare. La pubblicità lascia intendere, implicitamente, che questo uso del tabacco non è affatto nocivo per la salute. Inutile dire che si tratta di trucchi propagandistici. negli USA, soprattutto nel sud, il consumo di tabacco da masticare è aumentato tra i giovani, giungendo a stime del 17% nella fascia di ragazzi tra gli 11 e i 15 anni. Hon Kong ha vietato l’importazione di un simile prodotto, mentre tra i paesi della Comunità Europea, solo l’Irlanda  ha imposto un divieto di vendita nei confronti del tabacco da masticare.

 

 

La speculazione a spese della salute

Dietro l’abitudine tabagica si muovono spaventosi interessi. I fumatori sono, di fatto, semplici marionette  nelle mani delle multinazionali che hanno ormai impostato uno spaventoso mercato dai guadagni favolosi, ma il cui costo non è solo quantificabile in termini economici, ma purtroppo anche in termini di salute. Ecco, in cifre, cosa c’è dietro il fumo di sigaretta: (quasi tutti i dati sono provenienti dal Ministero dell’Agricoltura degli USA)

 

 4 milioni di ettari di terra coltivati a tabacco in tutto il mondo

 7.771 milioni di kg di tabacco prodotti nel mondo nel 1994

 5.342.991.000.000 sigarette prodotte nel 1994 in tutto il mondo

 643.435.000.000 di sigarette prodotte per l’Unione Europea

 Nel 1993 la Cina aveva prodotto 1675 miliardi di sigarette, l’Unione Europea 694 miliardi, il Brasile 149 miliardi, la Russia 132 miliardi.

 Nel 1990 nell’Unione Europea 83.419 persone erano impiegate  nell’industria del tabacco.

 Nel 1991 nell’Unione Europea erano stati spesi dalle famiglie 581.609 milioni di ECU per il tabacco, pari ad una percentuale di spesa dell’1,43% rispetto alle spese totali.

 

Costi e benefici: un bilancio

La domanda che sorge spontanea è: se tutti smettessero di fumare, chi darebbe lavoro ai milioni di persone impiegate nell’industria del tabacco? La risposta viene dai dati che forniremo, ed è comunque molto semplice:  questa gente potrebbe vivere probabilmente senza lavorare ed essere mantenuta coi soldi risparmiati delle spese mediche. Il fumo di sigaretta, infatti, incide negativamente sui bilanci degli stati più di quanto non faccia guadagnare. Basta infatti calcolare l’eccesso di malattie dovute direttamente o indirettamente all’uso del tabacco e valutare quanto costano in termini di assistenza sanitaria. Ecco una stima approssimativa compiuta da ricercatori italiani:

 

 

Eccesso di malattie attribuibili al tabagismo 

In Italia, ad esempio, uno studio  (Dell’Orco- Figà- Talamanca) ha  accertato che lo stato ha guadagnato, attraverso il Monopolio dei tabacchi 5.000 miliardi di lire per entrate fiscali nell’anno 1983, ma ha speso 22.500 miliardi  di lire per spese sanitarie. Alcuni ricercatori hanno stimato che le spese sociali derivanti dall’uso di tabacco sono 18 volte superiori di quelle sanitarie. Come si vede la perdita ha superato i vantaggi economici, senza considerare che  le malattie provocano un carico non monetizzabile di dolore, sofferenza, disagio.

 

Tabacco e cancro

A parte le prime osservazioni di Pott, sulle correlazioni tra la fuliggine dei camini  di cui si impregnavano gli spazzacamini e tumori, è stato  verso i primi decenni del 1900 che il problema è andato definendosi. nel 1950 furono pubblicati i risultati di importanti ricerche nel settore (Doll et Hill) che dimostravano in modo conclusivo  che il consumo di tabacco era un fattore importante nella genesi del cancro polmonare.

 

Tumori polmonari

Le neoplasie polmonari sono quelle più frequentemente correlate al fumo. Negli ultimi decenni si è assistito ad un vertiginoso aumento dei tumori polmonari. Una parte di questo aumento si spiega col fatto che l’età media della popolazione aumenta, e quindi col passare degli anni si è sempre più esposti alla degenerazione cellulare. In secondo luogo oggi è più facile fare diagnosi di tumore, mentre fino a qualche decennio fa numerosi individui morivano senza  che se ne chiarisse la causa. La terza e più importante spiegazione è che è aumentato il numero di sigarette consumate e di fumatori accaniti.  Scorporando i primi due fattori, si osserva che la crescita del numero di tumori polmonari  è realmente correlata al consumo di tabacco. Le relazioni tra tabagismo e tumore polmonare sono almeno quattro:

 

      1. La dose giornaliera di tabacco.

 C’è una  crescita proporzionale del numero di tumori polmonari  rispetto al numero di sigarette fumate.

      2. La durata del periodo in cui un soggetto ha fumato regolarmente.

I soggetti che iniziano a fumare da giovani e continuano a fumare per lunghi periodi di tempo hanno la percentuale di rischio più alta. Generalmente passano alcuni decenni tra l’inizio dell’abitudine e l’insorgenza del tumore. Smettere di fumare, comunque, serve, perchè dopo qualche anno di astinenza può essere eliminato fino all’80% del rischio accumulato negli anni di fumo.

      3. La forma del prodotto consumato.

Coloro che fumano sigarette (quindi con una prevalenza di inalazione profonda del fumo) sono quelli più esposti al rischio  di cancro polmonare, rispetto a chi fuma la pipa e/o il sigaro ( in questi casi c’è un più alto rischio di tumore della bocca e laringeo)

      4. Tipo di sigaretta fumato.

Se le sigarette contengono più di 25,7 mg di catrame il rischio di tumore è più alto rispetto a quelle dal contenuto inferiore a 17,6 mg. Questo vuol dire che accorgimenti come l’uso di filtri possono essere utili, anche se il rischio di altre malattie (es. cardiovascolari) in genere non diminuisce e i fumatori tendono a compensare tali accorgimenti  fumando spontaneamente più sigarette. In tal modo ogni, seppur modesto, beneficio viene annullato.

 

 

Fumo e mortalità nella mezza età, maschi U.S.A.

(Studio prospettico dell’American Cancer Society, 1984-1988)

 

Non fumatori

Fumatori abituali

Eccesso mortalità nei fumatori

Cancro del polmone

8

196

188

Cancro della bocca, laringe, esofago

5

28

23

Altri tumori

109

188

79

Malattie respiratorie

9

62

53

Malattie vascolari

176

446

270

Altre patologie

39

81

42

Tutte le cause

382

1083

701

 

 

Fumo e mortalità nella mezza età, femmine U.S.A.

(Studio prospettico dell’American Cancer Society, 1984-1988)

 

Cause di morte

tasso di mortalità per 100.000 (35-69 anni)

asso di mortalità per 100.000 (35-69 anni)

 

Non fumatrici

Fumatrici abituali

Cancro del polmone

7

111

Cancro della bocca, laringe ed esofago

1

10

Altri tumori

154

177

Malattie respiratorie

7

39

Malattie vascolari

65

171

Altre patologie

20

47

Tutte le cause

271

583

 

 

Cancro delle vie urinarie

 Numerosi studi  hanno dimostrato che esiste una correlazione tra tumori delle vie urinarie e fumo, sebbene il consumo di tabacco non sia sicuramente l’unica causa o concausa favorente. In genere si tratta di tumori delle basse vie urinarie (bacinetto renale, uretere, vescica e uretra), ma soprattutto della vescica.  Diversi studiosi hanno dimostrato una correlazione  dose-risposta con il consumo quotidiano di tabacco e la durata dell’abitudine al fumo. Circa il 50% dei casi di cancro della vescica negli uomini e il 25%  

 

Altri tumori

Il consumo di tabacco è associato ad una alta incidenza di tumori della bocca, dell’esofago, dell’orofaringe, dell’ipofaringe. Nel caso del cancro dell’esofago, il rischio aumenta se esiste un concomitante consumo di alcolici. Numerosi studi dimostrano inoltre che fumare facilita l’insorgenza di tumori del pancreas e probabili relazioni esistono anche con le neoplasie dell’utero, dello stomaco e del fegato.

Fumare non fa male solo a chi lo aspira volontariamente fumando, ma anche a chi è costretto ad inalarlo passivamente, cioè a quanti stanno in ambienti in cui altri soggetti fumano. Pensiamo ai coniugi dei fumatori, ai bambini, ai lavoratori che operano in aree in cui non vige il divieto di fumare. Numerosi studi epidemiologici dimostrano che i fumatori passivi sono sicuramente meno a rischio di chi fuma direttamente, ma più di quanti vivono in un ambiente sano. Molti dei dati attualmente disponibili derivano da 11 studi di coorte che riguardano individui che non hanno mai fumato ma che sono stati esposti involontariamente al fumo.  Sono stati considerati 1.145 casi di tumori polmonari, di cui l’88% riguardanti donne. Si trattava spesso di mogli di fumatori, ed il rischio era proporzionale al numero di sigarette fumate dal marito.  Questo vuol dire che nessuno dovrebbe accettare di mettere a rischio la propria salute in modo passivo. Fumare provoca del  male non solo a chi lo fa, ma anche a quanti gli stanno vicino. Ecco perché non dovremmo permettere ai nostri amici e parenti di avvelenarci con disinvoltura, né tanto meno dovremmo vergognarci di chiedere loro di spegnere la sigaretta. In fondo è in gioco anche la nostra pelle!